Chi era Mikael


Mikael Brugnara era un ragazzo del 1992 e come tutti i ragazzi aveva mille cose per la testa: una di queste era la passione per la pallavolo. Lo vogliamo ricordare attraverso i pensieri e le parole di chi lo ha conosciuto.

Paolo Visintainer, dirigente di quella squadra U14:
“Noi ce lo ricordiamo in palestra. Era il classico tipo che fa spogliatoio: simpatico, dalla battuta pronta, capace di sdrammatizzare le situazioni più pesanti come dopo una cocente sconfitta o in occasione di qualche litigio fra compagni. Era il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire dallo spogliatoio. A volte, conscio dei suoi limiti, preferiva stare in panchina, ma anche da lì riusciva a caricare i compagni con un tifo sfrenato tanto che da tutti era considerato il settimo uomo in campo. Quando il male cominciava a farsi sentire non voleva mancare agli allenamenti e se ne stava sdraiato sul materasso a guardare i compagni che si esercitavano. Quell’anno riuscimmo a vincere il campionato ed a classificarci ottavi ai campionati nazionali di Alassio, ma sempre con tanta malinconia nel cuore perché sapevamo che Mikael, proprio in quei giorni, stava combattendo la sua ultima battaglia per la vita”.

Il professor Maurizio Emer, suo insegnante di musica:
“Nel 2006 frequentava la terza media, a Cognola. Grande e bello, bragoni a mezz’asta secondo la moda adolescente, era tante cose insieme. Esperto nel computer per sé, per i compagni e per la scuola; sempre disponibile a sciogliere problemi pratici; elegantissimo al Concerto di Natale, in giacca e cravatta ad accogliere genitori ed amici. Al chiuso dell’aula preferiva l’aria più libera dei laboratori e del parco esterno. Durante la gita scolastica di maggio un doloretto alla gamba, una visita medica, l’oncologo di Padova, a fine giugno l’addio. “Sì bon dai, tieni tu”. Ci diceva, sempre disposto ad aiutare e dare del suo. Era vivace e scherzoso il nostro Mikool, come amava farsi chiamare. Divertente ed allegro, pieno di hobbies. Era musica rap e house, le moto, la bicicletta con sopra la biciradio, la pallavolo, la compagnia della gente, la sua risata faceva ridere tutti; la sensibilità, acuta e penetrante, colpiva. “Ciao Mikael, ca mi ve, lassù?” Bene, lo sappiamo: perché anche li, ne siamo sicuri, hai imparato a farti voler bene come quaggiù, in mezzo a noi che ti ricorderemo a lungo.”

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